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giovedì 16 maggio 2013

Gita fuori porta - Visita alla Sacra di San Michele

L’elemento peculiare della Sacra di San Michele è la sua posizione alla sommità del monte Pirchiriano (alt. 962 metri s.l.m.). Pirchiriano è il nome antichissimo del monte, forma elegante di Porcarianus o monte dei Porci, analogamente ai vicini Caprasio, o monte delle Capre, e Musinè o monte degli Asini. Il monte vede la presenza di insediamenti umani fin dai tempi preistorici. Per la sua posizione strategica questo luogo era già stato scelto dai romani per costruirvi le prime postazioni difensive ampliate poi dai Longobardi; nel corso del X secolo per iniziativa di un piccolo gruppo di eremiti, guidati da Giovanni Vincenzo, vengono costruite le prime cappelle e la fama di santità di Giovanni comincia ad attirare un certo afflusso di fedeli. Dobbiamo a un ricco signore d'Alvernia (il Conte Ugo di Montboissier) l'ingente investimento necessario a realizzare il monastero che costituisce il nucleo essenziale di questa stupefacente struttura. Il Conte, recatosi a Roma per chiedere indulgenza a Papa Silvestro II, dovette, a titolo di penitenza, scegliere fra un esilio di 7 anni o l'impresa di costruire un'abbazia! (chissà cosa aveva combinato per una penitenza tanto dura!!!!). L'abbazia nasce dunque sul finire del sec. X come espressione delle istanze di salvezza che attraversano il mondo cristiano e nel pieno della cultura del pellegrinaggio. Il secolo XII segna il culmine della potenza della comunità abbaziale, ricca di numerosissimi possedimenti che spaziano in vari parti d’Europa. Alterne vicende avviano la comunità ad un graduale declino fino alla soppressione del centro monastico decretato da Gregorio XV nel 1622. La svolta radicale arriva invece alla fine del secondo millennio, quando negli anni '90 la Regione decide di fare della Sacra il Monumento simbolo del Piemonte e ne finanzia sostanziali lavori di restauro.

Entusiasta di avere questo monumento storico a “2 passi” da casa decido di andarlo a visitare. Navigando su internet scopro che c’è la possibilità di raggiungere la Sacra attraverso la vecchia mulattiera. Un sentiero che parte dal centro di San Ambrogio Torinese e si inerpica sulla montagna fino a raggiungere la vetta. Il tempo di risalita viene indicato in 1ora e 45 minuti. Finalmente c’è una giornata di pallido sole e decido di  prendere la macchina e partire.  Arrivo a San Ambrogio un paese molto carino, che l’autostrada Torino-Susa ha tagliato fuori dal mondo. Parcheggio la macchina in un parcheggio
immenso ed è l’unica vettura presente. Scatto una foto della mia meta che potete vedere qui di fianco. In paese ogni persona che incontro mi saluta amichevolmente quasi stupiti di vedere in forestiero. Tappa per un caffè, chiedo indicazioni su dove imboccare il sentiero e parto con tutta la voglia di godermi il sole, la natura e lo stupendo paesaggio. Mi aspetta un dislivello di 600 metri, deciso di non strafare ed iniziare con un’andatura lenta. Lungo il sentiero  non incontro molto persone, ma con quelle poche è sempre un piacere avere uno scambio di battute. Tra le altre cose sono stato superato da un “nonnino” del posto che aveva un andatura davvero elevata, mi ha subito ispirato simpatia e gli ho fatto i complimenti per la forma fisica. A mano mano che salgo si apre la vista sulla valle di Susa, è una vista davvero incantevole.

A circa metà strada voglio rifotografare la mia meta, questa volta scelgo il bianco e nero. La foto che viene è davvero suggestiva.

Per fortuna lungo il sentiero sono presenti diverse fontane che mi consentono di riempire con acqua fresca la borraccia. Dopo 1 ora e mezza arrivo al Sacra di San Michele. Qui ci sono molto turisti che sono arrivati direttamente in macchina che si godono la vista e visitano il monumento. Quando mi vedono arrivare stanco e sudato molti sono stupiti, qualcuno osa di più e mi pone le domande “perché non sei venuto in macchina?” oppure “chi te la fatto fare?”. Io rispondo che per me è più importante il “viaggio” che non l’arrivo. Durante il viaggio, fatto a passo lento, posso vedere e percepire molto più cose, molte più sensazioni che viaggiando in macchina. Molti non comprendono appieno il senso, però qualcuno si sbilancia e dire che vuole provare, chissà…
Questa volta scatto la foto “inversa”: il piazzale immenso con il puntino bianco parcheggiato è la mia macchina…

Un ultima foto alla vista che si può apprezzare in cima al monte (a sinistra) e poi incomincio la discesa . La strada del ritorno è molto meno faticosa e procedo con andatura sostenuta. In meno di un’ora sono di nuovo a San Ambrogio. Arrivo alla macchina e mi volto un’ultima volta indietro a guardare la Sacra di San Michele, la vedo quasi come un faro. Durante la mia salita è stata il punto di riferimento allora un CIAO è doveroso ed eccomi di nuovo in macchina stanco, ma soddisfatto a programmare la mia prossima gita fuori  porta.
Non importa dove andate: sull’Everest o sulla collina vicino a casa vostra, l’importante e che lo facciate con lo spirito aperto di colui che vuole osservare il mondo in modo diverso e non sempre e per forza viaggiando a 130 KM/h.
Alla prossima avventura…




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